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Rituale di Beltaine

“Non dite al prete della nostra promessa, perché egli la chiamerebbe peccato, ma noi siamo stati fuori a danzare per boschi tutta la notte”.

Beltaine è un momento in cui le energie della luce e della vita si manifestano nel loro aspetto più gioioso e trionfale, è il tempo in cui celebriamo il ritorno dell’estate e della fertilità. La fine della metà oscura dell’anno e l’inizio dell’estate ha costituito da sempre un momento di passaggio, in cui la rigenerazione della vita vegetale è anche la resurrezione della vita cosmica, un ritorno al tempo mitico degli inizi. Nell’Antica Tradizione le due feste maggiori erano quelle che segnavano rispettivamente l’inizio dell’estate (Beltaine) e l’inizio dell’inverno (Samhain) ed esistevano solamente due stagioni, non quattro: la metà oscura e la metà luminosa dell’anno. Beltaine significa letteralmente “i fuochi di Bel”, i quali venivano accesi in onore di Bel (Beli, Balor o Belenos, a seconda dell’area celtica). Bel è “il Luminoso”, dio della luce e del fuoco, l’equivalente del gallico Cernunnos, del britannico Herne, le controparti nordiche del dio Pan, divinità maschile della fertilità, signore dei boschi e degli animali. Simbolicamente Cernunnos e Bel possono essere due aspetti del Dio Padre che feconda la Dea Madre, aspetti rappresentati dai due temi che dominano la festa di Beltaine: fertilità e fuoco.

Occorrente: 2 ceri d’altare (bianco e nero) – 4 candele Elementali (verde a Nord, gialla a Est, rossa a Sud, blu a Ovest) – legna da ardere per tutta la durata del rituale, necessaria per i due falò interni al cerchio (il principale ubicato al centro del cerchio, il minore a Sud) – offerta di rami di biancospino ornati da nastrini rossi, da sistemare sull’Altare a Nord. Incenso: Aloe o benzoino. Sigillo di Beltaine: Triangolo rosso inscritto in un cerchio azzurro, il tutto disegnato su pergamena.

Rituale: Creazione dello Spazio Sacro da parte di una delle streghe della congrega che non celebra la cerimonia ritualistica (né il Magister, né la Sacerdotessa), come già descritto per il rituale di Eostara. La strega bagna le proprie marche e quelle delle sorelle e fratelli con l’acqua consacrata, aspergendole con il biancospino e, successivamente, traccia con il cero Elementale il Pentagramma di invocazione o di proscrizione, a seconda se si vuole effettuare un rituale di avvicinamento o di bando.

Apertura del Cerchio magico da parte del Magister o della Sacerdotessa, partendo da Nord, quando tutte le candele dell’Altare e gli incensi sono accesi: “Signori di Settentrione, potenze di Terra; Borea, Sacro Guardiano dei portali del freddo Nord, Antico Immortale e Grande Dea, io vi convoco per accrescere la forza del nostro rituale e a difendere lo spazio del Cerchio che con le nostre marche ho tracciato”. Poi a Est: “Signori di Oriente, potenze del Vento, io vi convoco per accrescere la forza del nostro rituale e a difendere lo spazio del Cerchio che con le nostre marche ho tracciato”. A Sud: “Signori di Meridione, potenze di Fuoco, io vi convoco per accrescere la forza del nostro rituale e a difendere lo spazio del Cerchio che con le nostre marche ho tracciato”. Infine a Ovest: “Signori di Occidente, potenze d’Acqua, artefici della morte e della rinascita, io vi convoco per accrescere la forza del nostro rituale e a difendere lo spazio del Cerchio che con le nostre marche ho tracciato”.

Il Magister e la Sacerdotessa di avvicinano al Sacro Altare per la celebrazione di Beltaine. Il Magister: “Signore del bosco, porta i tuoi doni di fecondità perché la Terra si desti dal suo sonno”. La Sacerdotessa: “Bella Signora della Terra, gioisci. Il Grande Cervo viene a cercare la sua sposa, poiché l’estate è arrivata”. La festa di Beltaine, originata da remotissimi culti celti, è stata conosciuta e celebrata dai popoli più disparati e dalle più diverse etnie. Il culto di Cibele, originario dell’Asia Minore si affianca a quelli di Demetra, di Gea, di Iside e infine di Cerere, solo per citare alcune configurazioni della Magna Mater. L’inno a Gea, estratto dagli Orfeos Ymnoi, sarà quindi il mezzo di collegamento del Magister con questo impareggiabile serbatoio di energia vitale: “O Gea, Madre dei celesti e degli uomini mortali, che tutto nutri e tutto doni e conduci a buon fine e tutto distruggi, che di fiori ti vesti e porti frutti, e di belle stagioni ti allieti, o eterna, o venerata dai seni ricolmi e dalla sorte felice, matura, o dea beata, i dolcissimi frutti e con benigno cuore assisti alle stagioni feconde. Propiziaci salute, affetti e abbondanza di messi e nutrici con il latte della tua divina spiritualità. Così sia!”. La congrega: “Sia così!”.

Tutta la congrega si alza in piedi e tenendosi per mano a catena comincia la danza rituale intorno ai due fuochi Sacri (3 giri completi) e saltando tra le fiamme in segno di purificazione e di buon auspicio ogni strega grida: “Bel!”.

Comunione. Il Magister e la Sacerdotessa erigono il Sacro Altare e celebrano l’unione dell’athame con il calice, distribuendo vino e dolci a tutta la congrega mediante il bacio rituale.

Tutta la congrega si siede attorno al falò principale e a turno ogni strega espone le sue riflessioni, i suoi commenti, le proprie preghiere, i suoi propositi o i propri ringraziamenti, fino a quando la Sacerdotessa intona la giaculatoria finale o la preghiera del coven, bruciando sulla fiamma Sacra gli arbusti di biancospino, per lasciare nelle mani della Dea i desideri dei propri fratelli e sorelle.

Chiusura del Cerchio Magico e congedo. Il Magister o la Sacerdotessa, partendo da Nord: “Signori della Torre di Settentrione, potenze di Terra; Borea, Sacro Guardiano dei portali del freddo Nord, Antico Immortale e Grande Dea, vi ringraziamo di avere atteso al nostro rito, e rimandandovi ai vostri reami, ci congediamo da voi in pace”. A Est: “Signori della Torre di Oriente, potenze del Vento e dell’Aria, vi ringraziamo di avere atteso al nostro rito, e rimandandovi ai vostri reami, ci congediamo da voi in pace”. A Sud: “Signori della Torre di Meridione, potenze del Fuoco e della Sacra Fiamma, vi ringraziamo di avere atteso al nostro rito, e rimandandovi ai vostri reami, ci congediamo da voi in pace”. Infine a Ovest: “Signori della Torre di Occidente, potenze dell’Acqua, artefici della morte e della rinascita, vi ringraziamo di avere atteso al nostro rito, e rimandandovi ai vostri reami, ci congediamo da voi in pace”.

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